Scena x – Morte di Rodolfo

 

Sta accadendo. Rodolfo è in posizione verticale, perfettamente. Si riflette nei suoi occhi il sole: blu, il cielo è decisamente blu. Affonda e ci maledice, Rodolfo squassa il terreno fluido, e nei pochi, umidicci secondi che gli restano lui maledice: l'universo, le piccole cose, le donne – cioè una sintesi delle prime due. Perfettamente verticale, come un soldato sull'attenti. E sprofonda lentamente come una siringa, già, e sempre più a fondo. E' un bel pomeriggio. All'esterno della sua testa tutto è calmo. L'Africa gli eccita il sangue, complice la morte che discende, su di lui e insieme a lui nelle sucide sabbie. E' però inaccettabile tanta allegria. E se non definisce quel magico pulsare di nervi allegria, be' sarebbe vivacità o fermento oppure leggerezza. Vorrebbe prendere in  considerazione seriamente la morte. Vorrebbe. Ma è stupido, in quella posa, oh è così stupido. Fermo più di una statua, e altrettanto grave, monumentale. Proprio la caricatura di un soldato. Un'ultima volta ci pensa, poi affonda il collo del piede, poi il colon, infine il collo. Nelle sabbie mobili, per sempre.

 

 

 

 
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