Partenza

 

Una cosa è certa: Max sta ingrassando. Una seconda cosa certa è: sta ingrassando in modo bizzarro, anomalo. L’anomalia, o la bizzaria consiste nel fatto che Max ingrassa, ma perde peso. Sembrerebbe una contraddizione, ma non lo è.

 

Max nel tempo libero, prima di ammalarsi faceva il fotomodello, ha partecipato ad alcuni spot televisivi e la sua faccia è comparsa su un manifesto pubblicitario di un famoso dentifricio. Parallelamente lavorava come agente assicurativo e gestiva i rapporti con i clienti più prestigiosi della compagnia.

Questo per dirvi che Max, fino a tre mesi fa, era un tipo molto presentabile. Alto e rossiccio di capelli, una costellazione gradevole di lentiggini sulle guance. Oggi somiglia più che altro ad un lottatore di sumo. Si fa una certa impressione allo specchio. Soprattutto quando considera il livello di inganno del suo aspetto fisico.

L’ultima volta che si è pesato la bilancia elettronica di casa segnava quaranta chili. La sua leggerezza gli crea un mucchio di problemi. Cammina sbandando e urta gli oggetti e sbatte contro gli spigoli. In poche parole non ha più il controllo del suo corpo. Per fortuna vive solo. E si fa portare l’indispensabile direttamente a casa facendo spesa attraverso internet nel sito di un famoso supermercato.

Ma quel che più lo disorienta è che, da una settimana più o meno, il cambiamento si è velocizzato parecchio. Se prima era tutto più graduale e quasi nella normalità ora – ha calcolato – ogni giorno s’alleggerisce di cinque chili. E per una strana compensazione, il suo corpo si gonfia un po’. Non è preoccupato della sua situazione. No è piuttosto in uno stato febbrile tra l’agitazione e la curiosità. Perché? Secondo i suoi calcoli, tra otto giorni arriverà a pesare zero chilogrammi. Zero, sì. E a quel punto? Max immagina cosa potrà succedergli. Per questo ha organizzato tutto.

Ha preparato una valigia e uno zaino, entrambi piuttosto leggeri. Ha messo dentro gli abiti pesanti: pantaloni di velluto, maglioni e un cappotto come si deve. Poi una serie di provviste, tra panini frutta carne in scatola bottiglie d’acqua e qualche birra. Era rimasto anche lo spazio per l’atlante dei cieli comperato ad una bancarella anni fa. Lì sono indicate tutte le costellazioni e tutto quel che succede nello spazio ha un nome.

Infine ha scritto due lettere al computer. Per prudenza ha deciso di inviarle il settimo giorno, quando il suo peso raggiungerà i cinque chili, e sarà prossimo allo zero ma non ancora zero. Userà la posta ordinaria, non c’è fretta…

Una è indirizzata alla compagnia d’assicurazioni per cui ha lavorato fino a tre mesi fa – cioè prima di entrare in malattia – con cui spiega gentilmente la situazione e però irrevocabilmente si licenzia. Si scusa anche per non aver informato in questo tempo l’azienda circa i dettagli della sua malattia.

L’altra è indirizzata ai genitori, ultraottantenni, ai quali racconta con semplicità e trasporto le evoluzioni della malattia negli ultimi mesi. Si scusa per essere sparito dalla circolazione ed aver inventato motivazioni inesistenti, ma lo ha fatto, scrive, per evitar loro preoccupazioni fondamentalmente inutili. Ora sta per partire. Li ringrazia di tutto il bene ricevuto. Dà loro un addio dolce e sbrigativo. Tra poco incomincerà il viaggio più straordinario che abbia mai sognato.

 

 

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Una legge vieterà la sepoltura dei morti



Ho letto degli esperimenti di Hash in una nota rivista scientifica. Sono abbonato da più di dieci anni e, anche se di cose strane ne ho lette, come questa mai. Non è un buon motivo per mettere in discussione l’autorevolezza della rivista, e poi chi sono io per farlo? Insomma pare che questo Hash, il nome adesso non me lo ricordo, un professore che insegna a… Oxford se non sbaglio, o Stanford? beh questo Hash pare sia riuscito a ricavare energia da dei cadaveri. Dopo aver somministrato dei composti chimici ai corpi, e collegando degli elettrodi a una apparecchiatura, ha prodotto per alcuni giorni senza interruzione una corrente continua a bassa tensione… Macabro, no? Epperò sembra molto interessante. Io mi sono immaginato per esempio una società futura in cui i morti vengono messi al servizio della comunità dei vivi. Se le cose prenderanno questa direzione, allora è facile che una legge vieterà la sepoltura dei morti. Al posto dei cimiteri sorgeranno grosse centrali elettriche, attraversate da tralicci che porteranno l’energia ai vivi. E così forse, in un certo senso, ci sarà comunicazione tra i due regni. Se la rivista scientifica dice il vero, e non vedo perché non dovrebbe, ci aspetta un futuro luminosissimo. Pensa un po’, i moribondi – oltre al carico di disperazione e di rimpianto per la loro vita che se ne va – avranno anche la debolissima scintilla di consapevolezza – ma sempre meglio che il nulla – di far qualcosa di utile per gli altri. Fantastico fantastico. Questa notizia mi ha ravvivato la giornata!

 

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Cosa facciamo?


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La parola vuota “equità”

Il Presidente del Consiglio Monti dopo aver ricevuto l’incarico ha pronunciato la parola ispiratrice dell’operato del governo: “equità”.

Come tutte le parole vuote anche “equità” non ha un senso preciso. Che io sappia la maggior parte delle persone ha interpretato l’annuncio di Monti così: “non pagheranno ancora gli stessi”, “chi ha di più darà di più”. Ovviamente non tutti concordano sull’identità de “gli stessi”, ma questo è secondario. Sul mercato giornalistico è stata lanciata una nuova parola vuota. I singoli, le famiglie, le coppie hanno incominciato a masticarla. Monti è diventato per molti l’uomo dell’equità.

Quel che conta è il senso di familiarità acquisito nei confronti delle parole vuote in base al quale possono trasmettere sensazioni positive, negative o contrastanti. “Riforma della giustizia” per esempio ci dà sensazioni contrastanti: da una parte è giusto riformare “la giustizia”, sembrerebbe, ma dall’altra ci ricorda Berlusconi e quindi brr. “Meritocrazia” dà sensazioni positive perché tutti abbiamo dei meriti ed è giusto che vengano premiati. “Sicurezza” dà sensazioni positive ai più perché è bello sentirsi sicuri (meno vedere militarizzarsi il proprio quartiere). Idem per “equità”. Sensazione molto positiva.

Tra ieri e oggi, nell’ambito della comunicazione istituzionale del governo in merito ai provvedimenti che verranno proposti in parlamento (non più chiacchiere preliminari) ha fatto capolino di nuovo la parola “equità”. Ma dopo aver subìto una mutazione genetica, per così dire. E’ stata usata a proposito della riforma del sistema pensionistico. Si è parlato di “equità tra generazioni”. Non più quindi di equità nel senso di “non pagheranno ancora gli stessi” e “chi ha di più darà di più”. Ma di equità nel senso di: parecchie persone che avrebbero potuto andare in pensione entro una certa data e che presumibilmente avevano programmato la propria vita sulla base di questo, non potranno andare in pensione entro quella data. Alcune ci andranno parecchio più tardi. Ovvero: nel primo annuncio il principio dell’equità veniva considerato in relazione a “chi ha di più” e “chi ha di meno”, semplificando “tra ricchi e ceto medio”. Adesso “tra generazioni”.

Ora, chi è ricco se ne infischia della riforma delle pensioni. Magari ha messo in campo soluzioni alternative. O comunque può vivere di rendita (nel senso anche delle rendite finanziarie).

Quindi la riforma delle pensioni non interessa tanto “chi ha di più” (i ricchi). Interessa più che altro “chi ha di meno” (il ceto medio).

Questo spostamento di “equità” dal piano delle possibilità economiche a quello anagrafico/generazionale è un inganno bell’e buono. Si usa l’effetto emotivo della parola “equità” che si è prima costruito mediaticamente attribuendole un senso diverso per ammorbidire l’effetto perturbante della comunicazione della riforma pensionistica. Ha un che di pavloviano questa operazione… Cioè prima abituiamo le persone a reagire positivamente quando sentono o leggono la parola equità, sparandola a più non posso nel circuito dei media, poi usiamo la stessa parola in un altro discorso, impopolare e di segno opposto, per mitigare le reazioni. E’ possibile perché la parola non ha cambiato radicalmente di significato; vuol dire sempre qualcosa di assimilabile ad un criterio di giustizia; ma invece di riferirsi ai due insiemi dei ricchi e del ceto medio, si riferisce a due sottoinsiemi del ceto medio: quello dei giovani e quello dei vecchi, in soldoni. Non più equità tra “chi ha di più” e “chi ha di meno”, bensì equità tra “chi è nato prima” e “chi è nato dopo” una certa data all’interno dell’insieme delle persone che “hanno di meno” (quelle che vengono toccate nel vivo da questa riforma).

 

 

 

Aggiornamento del 05/12/2011 (Due casi)

 

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Wi-fi, fertilità

[Quest'articolo è apparso nel sito della BBC il 29 novembre scorso, sotto il titolo “Scientists question if wi-fi laptops can damage sperm”. Malgrado toni rassicuratori e dubbi più che tranquillizzanti, contiene informazioni che è utile diffondere. La traduzione è mia.]



Gli scienziati si chiedono se il wi-fi dei pc portatili possa danneggiare lo sperma


di Michelle Robert


Gli scienziati si stanno chiedendo se l’uso del wi-fi di un pc portatile per la navigazione in internet possa danneggiare la fertilità di un uomo, dopo che una prova di laboratorio ha indicato che lo sperma era significativamente danneggiato dopo solo quattro ore di esposizione.

I test di laboratorio hanno mostrato che gli spermatozoi avevano una ridotta capacità di nuotare e hanno avuto mutazioni del codice genetico di cui sono portatori.

Gli esperti sottolineano che ciò non vuol dire che lo stesso possa verificarsi in un ambiente reale e dicono agli uomini di non preoccuparsi eccessivamente.

Ma raccomandano ulteriori studi.

La ricerca preliminare, pubblicata nella rivista Fertility and Sterility [qui, ndt], ha esaminato i campioni di sperma di 29 donatori sani.

Ogni campione è stato separato in due contenitori. Uno di questi contenitori è stato tenuto per quattro ore vicino a un pc portatile connesso ad internet senza fili. L’altro è stato conservato nelle stesse condizioni, eccetto che per il pc portatile.

Gli scienziati, provenienti da Argentina e Stati Uniti, sospettano che l’effetto riscontrato non sia correlato al calore emanato dal pc portatile, sebbene il calore possa danneggiare lo sperma.


Sotto inchiesta


L’Agenzia per la Protezione della Salute del Regno Unito sta valutando attentamente la sicurezza del wi-fi.

Si sa che le persone che usano il wi-fi, o quelle che si trovano in prossimità di un apparecchio wi-fi, sono esposti ai segnali radio emessi – e una parte dell’energia trasmessa dai segnali viene assorbita dai loro corpi.

Tuttavia, i segnali hanno una potenza molto bassa.

L’Agenzia per la Protezione della Salute sostiene che non c’è una consistente evidenza ad oggi che i segnali radio del wi-fi nuociano alla salute della popolazione tutta.

Un esperto di fertilità del Regno Unito, il dr. Allan Pacey, professore associato del dipartimento di andrologia dell’Università di Sheffield, sostiene: “Lo studio è molto ben condotto, ma dobbiamo essere cauti su cosa si può dedurre a proposito della fertilità degli uomini che regolarmente usano i pc portatili col wi-fi sulle proprie ginocchia.”

“Gli spermatozoi sono particolarmenti sensibili a molti fattori perché all’esterno del corpo non hanno la protezione delle altre cellule, degli altri tessuti e fluidi del corpo in cui sono conservati prima dell’eiaculazione. Perciò, non possiamo dedurre da questo studio che perché un uomo usa un pc portatile con wi-fi sulle proprie ginocchia per più di quattro ore allora il suo sperma sarà necessariamente danneggiato e meno fertile”.

Abbiamo bisogno di grandi studi epidemiologici per stabilirlo, e per quel che ne so io non sono ancora stati fatti.” [Una possibile motivazione la si trova qui.]

Dice che gli uomini dovrebbero essere ancora cauti nel tenere in equilibrio sulle cosce un pc portatile per ore e ore.

“Sappiamo da altri studi che la parte inferiore del notebook può diventare incredibilmente calda e un involontario riscaldamento dei testicoli è un fattore di rischio per la scarsa qualità dello sperma. “

“Abbiamo il caso di un uomo che si è bruciato il pene utilizzando un pc portatile appoggiato alle ginocchia per lungo tempo. Pertanto, ci sono molte ragioni per cercare di usare un portatile su un tavolo quando si può, e questo potrebbe di per sé attenuare le eventuali preoccupazioni teoriche sul wi-fi.”

 

 

Altre informazioni scientifiche sul wi-fi si trovano in due articoli precedenti: qui e qui.

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La lettera K.

 

Mercoledì scorso ho ricevuto un’e-mail con oggetto “dove sei finito???” firmata con la lettera K. Il mittente sosteneva di dovermi parlare, per dirmi “una cosa incredibile e divertente”.

Subito ho pensato a un’e-mail pubblicitaria. Poi ho realizzato che non aveva senso un’e-mail pubblicitaria senza marchio e soprattutto senza un link. Forse poteva davvero essere un messaggio di una persona conosciuta, chissà quando, che riemergeva dal passato, càpita.

Ho risposto, dissimulando la curiosità con il distacco, chiedendo di fornirmi qualche coordinata, per esempio il nome.

La persona ha risposto irritata, il suo nome non era importante… Ma se non mi ricordavo di lei (dunque era una donna, ho scoperto) era perché lei era una persona poco interessante (ho fiutato del masochismo, a questo punto). Aggiungeva anche che io dovevo essere più interessante di lei. In quanto lei si ricordava perfettamente di me.

Ho replicato, non so perché, spiegando che l’interesse suscitato non c’entrava. Nel mio indirizzo e-mail era scritto chiaramente il nome, il suo era un susseguirsi di numeri e lettere per me senza senso. Io non potevo ricordarmi di lei. Che si firmasse, quindi.

K. risponde senza firmarsi, aggiungendo però – per incuriosirmi, visto che a quanto pare la curiosità era contemplata nel piano di molestia, – di avermi visto, un paio di giorni fa, in giro… E questa era la cosa “incredibile e divertente” di cui voleva parlarmi. Mi aveva “conosciuto” in rete, cioè avevamo scambiato qualche parola attraverso una chat (messenger, dove c’è anche una mia foto – ho ipotizzato – escludendo i miei pochi contatti facebook) e ora mi aveva incontrato nel mondo reale. Mercoledì sera quindi spengo il computer e vado a letto con una piccola spia in mente: “in effetti in questi giorni per vari motivi ho conosciuto molte persone nuove; e una di queste avrei potuto anche casualmente averla già conosciuta, per modo di dire, in internet chissà quando e in quale contesto; ma chi? e poi perché non me l’ha detto in faccia, ha aspettato un paio di giorni, mi ha scritto un’e-mail praticamente anonima, buttandola tutta sul mistero?”

Giovedì pomeriggio. Avevo alcune ipotesi sull’identità della misteriosa lei. Muovevo nella mente quattro figurine, come nel gioco delle tre carte. Dissimulo la curiosità e le scrivo molto determinato: o mi dice chi è, o chiudo la conversazione.

K. risponde “mi tratti male, sei uno scortese”.

Vado in bestia ma le rispondo razionalmente: ultimatum. “Ti ho visto su un treno”.

“Ah sì. Quando?”

“Questa settimana” (non più “un paio di giorni fa”).

“Non prendo treni da mesi.”

“Allora mi sono sbagliata. E comunque sei molto scortese.”

Che ti venga la stitichezza!

Ho avvisato che avrei bloccato la ricezione di e-mail da parte sua. L’ho fatto. E mi sono sentito più tranquillo.

La rete dà vita a una moltitudine di fantasmi, se non fai attenzione. Le chat le frequenta intensivamente una maggioranza di sociopatici. E io poi non so gestire le relazioni attraverso la rete. Questo mi son detto. Ma all’improvviso ho capito che cosa davvero mi inquietava in quei messaggi. La lettera K. Come avevo fatto a non pensarci prima? Ciao Franz.

 

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Un forte interesse pubblico

Domenica (27 novembre) alle 21.30 su Rai3 andrà in onda una puntata di Report sui rischi per la salute legati all’uso del telefono cellulare.

Si parlerà poi dell’influenza esercitata dalle multinazionali del settore sulla ricerca scientifica. Leggo nel sito di Report: ”Per la prima volta, quest’anno, l’organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal cellulare come “possibili cancerogene”. Dietro questa classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti. L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore.”

Qui c’è il video promo della puntata.

Nel blog ho pubblicato alcuni articoli su questo argomento. E sono tra le pagine che hanno avuto più visualizzazioni (secondo il programma delle statistiche del sito). Non c’è giorno in cui non ricevo visite di navigatori che cercano in Google informazioni a questo proposito e arrivano qui. Credo che ci sia un forte interesse pubblico, soprattutto da parte di tutti i genitori che non sanno come comportarsi coi propri bambini. A che età permettere l’uso del telefono cellulare? E con quali modalità? Il wi-fi è rischioso? Etc. Tutte domande che vedo puntualmente formulate nelle ricerche in Google di cui leggo poi le parole chiave appunto grazie al programma delle statistiche. E mi sembra che a questo bisogno di informazione non corrispondano un interesse e un impegno equivalenti da parte dei mezzi di informazione. Se la tv pubblica può contribuire una volta tanto (vorrei vedere su LA7 che fa capo a Telecom Italia Media, una trasmissione del genere…) ben venga.

 

Ho pubblicato nel blog questi contributi (in ordine cronologico):

 

Bambini appesi a un filo. I rischi del wi-fi nelle scuole e l’elettrosensibilità

Wi-fi e soggetti vulnerabili

Lettera al direttore generale

Telefonini e tumori: non c’è smentita



Aggiornamento del 30/11/11. E’ possibile vedere la videoinchiesta di Sabrina Giannini nel sito di Report, qui.


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