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Nota per la categoria ‘racconti’
Non tutto ciò che è raccontato è realmente accaduto. Spesso i nomi sono assegnati ai personaggi assecondando l'inventiva, arbitra-riamente.Come funzionano i commenti
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La lettera K.
Mercoledì scorso ho ricevuto un’e-mail con oggetto “dove sei finito???” firmata con la lettera K. Il mittente sosteneva di dovermi parlare, per dirmi “una cosa incredibile e divertente”.
Subito ho pensato a un’e-mail pubblicitaria. Poi ho realizzato che non aveva senso un’e-mail pubblicitaria senza marchio e soprattutto senza un link. Forse poteva davvero essere un messaggio di una persona conosciuta, chissà quando, che riemergeva dal passato, càpita.
Ho risposto, dissimulando la curiosità con il distacco, chiedendo di fornirmi qualche coordinata, per esempio il nome.
La persona ha risposto irritata, il suo nome non era importante… Ma se non mi ricordavo di lei (dunque era una donna, ho scoperto) era perché lei era una persona poco interessante (ho fiutato del masochismo, a questo punto). Aggiungeva anche che io dovevo essere più interessante di lei. In quanto lei si ricordava perfettamente di me.
Ho replicato, non so perché, spiegando che l’interesse suscitato non c’entrava. Nel mio indirizzo e-mail era scritto chiaramente il nome, il suo era un susseguirsi di numeri e lettere per me senza senso. Io non potevo ricordarmi di lei. Che si firmasse, quindi.
K. risponde senza firmarsi, aggiungendo però – per incuriosirmi, visto che a quanto pare la curiosità era contemplata nel piano di molestia, – di avermi visto, un paio di giorni fa, in giro… E questa era la cosa “incredibile e divertente” di cui voleva parlarmi. Mi aveva “conosciuto” in rete, cioè avevamo scambiato qualche parola attraverso una chat (messenger, dove c’è anche una mia foto – ho ipotizzato – escludendo i miei pochi contatti facebook) e ora mi aveva incontrato nel mondo reale. Mercoledì sera quindi spengo il computer e vado a letto con una piccola spia in mente: “in effetti in questi giorni per vari motivi ho conosciuto molte persone nuove; e una di queste avrei potuto anche casualmente averla già conosciuta, per modo di dire, in internet chissà quando e in quale contesto; ma chi? e poi perché non me l’ha detto in faccia, ha aspettato un paio di giorni, mi ha scritto un’e-mail praticamente anonima, buttandola tutta sul mistero?”
Giovedì pomeriggio. Avevo alcune ipotesi sull’identità della misteriosa lei. Muovevo nella mente quattro figurine, come nel gioco delle tre carte. Dissimulo la curiosità e le scrivo molto determinato: o mi dice chi è, o chiudo la conversazione.
K. risponde “mi tratti male, sei uno scortese”.
Vado in bestia ma le rispondo razionalmente: ultimatum. “Ti ho visto su un treno”.
“Ah sì. Quando?”
“Questa settimana” (non più “un paio di giorni fa”).
“Non prendo treni da mesi.”
“Allora mi sono sbagliata. E comunque sei molto scortese.”
Che ti venga la stitichezza!
Ho avvisato che avrei bloccato la ricezione di e-mail da parte sua. L’ho fatto. E mi sono sentito più tranquillo.
La rete dà vita a una moltitudine di fantasmi, se non fai attenzione. Le chat le frequenta intensivamente una maggioranza di sociopatici. E io poi non so gestire le relazioni attraverso la rete. Questo mi son detto. Ma all’improvviso ho capito che cosa davvero mi inquietava in quei messaggi. La lettera K. Come avevo fatto a non pensarci prima? Ciao Franz.
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Un forte interesse pubblico
Domenica (27 novembre) alle 21.30 su Rai3 andrà in onda una puntata di Report sui rischi per la salute legati all’uso del telefono cellulare.
Si parlerà poi dell’influenza esercitata dalle multinazionali del settore sulla ricerca scientifica. Leggo nel sito di Report: ”Per la prima volta, quest’anno, l’organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal cellulare come “possibili cancerogene”. Dietro questa classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti. L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore.”
Qui c’è il video promo della puntata.
Nel blog ho pubblicato alcuni articoli su questo argomento. E sono tra le pagine che hanno avuto più visualizzazioni (secondo il programma delle statistiche del sito). Non c’è giorno in cui non ricevo visite di navigatori che cercano in Google informazioni a questo proposito e arrivano qui. Credo che ci sia un forte interesse pubblico, soprattutto da parte di tutti i genitori che non sanno come comportarsi coi propri bambini. A che età permettere l’uso del telefono cellulare? E con quali modalità? Il wi-fi è rischioso? Etc. Tutte domande che vedo puntualmente formulate nelle ricerche in Google di cui leggo poi le parole chiave appunto grazie al programma delle statistiche. E mi sembra che a questo bisogno di informazione non corrispondano un interesse e un impegno equivalenti da parte dei mezzi di informazione. Se la tv pubblica può contribuire una volta tanto (vorrei vedere su LA7 che fa capo a Telecom Italia Media, una trasmissione del genere…) ben venga.
Ho pubblicato nel blog questi contributi (in ordine cronologico):
Bambini appesi a un filo. I rischi del wi-fi nelle scuole e l’elettrosensibilità
Telefonini e tumori: non c’è smentita
Aggiornamento del 30/11/11. E’ possibile vedere la videoinchiesta di Sabrina Giannini nel sito di Report, qui.
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La perniciosa trasformazione in QUELLO LÌ
Trovo che quasi nessuno è più pericoloso di uno che ti sopravvaluta. Intendo un amico un conoscente o peggio un collega che, per motivi vari, manifesta un’idea esagerata di te. C’entra magari la tendenza a voler compiacere, facendo complimenti, non solo però: spesso è il bisogno di essere gregari e di cercare e magari inventarsi delle qualità inesistenti nel prossimo per poterlo considerare più forte, più intelligente, più. L’insicuro che cerca sicurezza negli altri. Che alla fine, se lo ascolti mettendo a tacere l’autocritica, se smetti di sorvegliarti è anche capace di rovinarti. Facendoti innamorare dell’immagine di te riflessa nei discorsi suoi. E dunque anche di lui, un poco. Troppo vischioso. Se ci sei dentro, in un rapporto del tipo, fatichi a renderti conto. Se la tua immagine ritoccata dai discorsi dell’altro è radicata, quando ti trovi insieme a questo manipolatore ti pare di essere quello là – il tizio che lui immagina tu sia. E ti piaci, è inevitabile. A tutti piace esser migliori di ciò che si è. E così diventate amici, capita almeno il più delle volte. La relazione si stringe, è una morsa. A te piace sempre più essere quello lì. E dimentichi che non lo sei. Non lo eri… E’ un gorgo allettante, verniciato di rose e fiori. Diventa un legame importante, tu e il manipolatore involontario. Inseparabili. … Descrivo la peggiore situazione possibile, perché non è detto che la malattia arrivi sino a questo punto. Alla fine ecco, ti sei trasformato completamente. Sei diventato quello lì. Più forte, più intelligente, più. Sei diventato un altro, sei cresciuto, così ti sembra. Hai un solo problema… Agli occhi dell’amico-manipolatore sei quello lì. Ma per gli altri no. Tutto il resto del mondo – altri amici conoscenti colleghi – capisce che non sei quello lì. Ma ormai è fatta. Non c’è ritorno. Pensi che nessuno ti capisce. Solo l’amico fraterno ti sa leggere dentro… il manipolatore. Tutti gli altri fraintendono. Tu sei diventato un altro. Sei quello lì. …Ma incompreso. Perché loro sono rimasti alla tua identità di prima. Non capiscono chi hanno di fronte. Il manipolatore invece sì. E dunque diventa il tuo amico più caro: colui che sa leggerti il cuore… E loro ogni giorno più ostili e ciechi… Incapaci di cogliere la metamorfosi. E tu non puoi accettarlo. No davvero. Come puoi rapportarti con chi ancora ti vede nella versione uno punto zero! Con chi ti fraintende continuamente. E allora zac. Ci dai un taglio. Bye bye balordi. Non voglio più avere a che fare con voi. Se proprio devo – per motivi di lavoro, convenienze etc – mi limito al necessario. Non una parola in più. Addio! Vi dimentico, vi ho dimenticati ecco, per me non esistete, non più. Il manipolatore ti comprende e ti valorizza. Loro no, al contrario. E tu vuoi essere te stesso. Non tolleri intralci nel realizzare un fondamentale obiettivo umano: essere se stessi. (Cosa mai vorrà dire? Mah). Comunque loro te lo impedivano. Per cui via, bum, congedati, dimenticati. Prima l’aria era viziata. Ma ora si respira. Ahh, finalmente puoi essere te stesso. Quello lì. E ringrazi il tuo amico, il manipolatore. Che davvero ti comprende pienamente. Lui che sa chi sei. Quello lì. Lo ringrazi di esserci, come si suol dire. Come faresti senza di lui? Non lo sai. Per fortuna uno che ti capisce – uno – ce l’hai. E il manipolatore ti sorride, appagato. Gran cosa l’amicizia, dice. Difficile dissentire, gran cosa, sì. Non lo sai, che sei fottuto. E non potrai accorgertene. Finché continuerai a esser quello lì… In certi casi è per sempre.
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Ogni giorno della propria vita
Oggi mi sono imbattuto in una storia e in alcuni dipinti davvero interessanti. E’ stato per puro caso. Stavo cercando un’immagine da abbinare ad un articolo, quando sullo schermo è apparsa una tela. Questa:
Allora ho cliccato su “Sito web per questa immagine”, e Google mi ha portato in questo sito dove ho potuto vedere altri dipinti e leggere la storia del pittore (che riporto in fondo al post). Il valore artistico delle tele e quello testimoniale del racconto hanno cortocircuitato. E’ stata un’esperienza di verità e di bellezza, di cui davvero ringrazio Vittorio Menditto.
L’unico contatto del pittore che sono riuscito a trovare è qui, nel social network Badoo.
Alcuni dipinti:
“Sono Vittorio Menditto, ho 18 anni e sono tetraplegico. Due anni fa, a seguito di un incidente stradale sono rimasto paralizzato, ma comunque non mi sono mai abbattuto e ho scoperto che ogni giorno della propria vita bisogna viverlo positivamente per noi stessi e per le persone che tengono a noi!
In ospedale ho conosciuto Vincenzo, un pittore anche lui tetraplegico, ed è grazie a lui che ho intrapreso la strada della pittura.
I miei quadri rappresentano per lo più paesaggi e sono realizzati ad olio ed acrilico.
Mentre dipingo provo un senso di tranquillità e libertà e vedere che le mie opere sono apprezzate è una delle soddisfazioni più grandi.
Se non scoprivo questa passione non saprei proprio come avrei riempito le mie giornate!”







