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Wi-fi, fertilità

[Quest'articolo è apparso nel sito della BBC il 29 novembre scorso, sotto il titolo “Scientists question if wi-fi laptops can damage sperm”. Malgrado toni rassicuratori e dubbi più che tranquillizzanti, contiene informazioni che è utile diffondere. La traduzione è mia.]



Gli scienziati si chiedono se il wi-fi dei pc portatili possa danneggiare lo sperma


di Michelle Robert


Gli scienziati si stanno chiedendo se l’uso del wi-fi di un pc portatile per la navigazione in internet possa danneggiare la fertilità di un uomo, dopo che una prova di laboratorio ha indicato che lo sperma era significativamente danneggiato dopo solo quattro ore di esposizione.

I test di laboratorio hanno mostrato che gli spermatozoi avevano una ridotta capacità di nuotare e hanno avuto mutazioni del codice genetico di cui sono portatori.

Gli esperti sottolineano che ciò non vuol dire che lo stesso possa verificarsi in un ambiente reale e dicono agli uomini di non preoccuparsi eccessivamente.

Ma raccomandano ulteriori studi.

La ricerca preliminare, pubblicata nella rivista Fertility and Sterility [qui, ndt], ha esaminato i campioni di sperma di 29 donatori sani.

Ogni campione è stato separato in due contenitori. Uno di questi contenitori è stato tenuto per quattro ore vicino a un pc portatile connesso ad internet senza fili. L’altro è stato conservato nelle stesse condizioni, eccetto che per il pc portatile.

Gli scienziati, provenienti da Argentina e Stati Uniti, sospettano che l’effetto riscontrato non sia correlato al calore emanato dal pc portatile, sebbene il calore possa danneggiare lo sperma.


Sotto inchiesta


L’Agenzia per la Protezione della Salute del Regno Unito sta valutando attentamente la sicurezza del wi-fi.

Si sa che le persone che usano il wi-fi, o quelle che si trovano in prossimità di un apparecchio wi-fi, sono esposti ai segnali radio emessi – e una parte dell’energia trasmessa dai segnali viene assorbita dai loro corpi.

Tuttavia, i segnali hanno una potenza molto bassa.

L’Agenzia per la Protezione della Salute sostiene che non c’è una consistente evidenza ad oggi che i segnali radio del wi-fi nuociano alla salute della popolazione tutta.

Un esperto di fertilità del Regno Unito, il dr. Allan Pacey, professore associato del dipartimento di andrologia dell’Università di Sheffield, sostiene: “Lo studio è molto ben condotto, ma dobbiamo essere cauti su cosa si può dedurre a proposito della fertilità degli uomini che regolarmente usano i pc portatili col wi-fi sulle proprie ginocchia.”

“Gli spermatozoi sono particolarmenti sensibili a molti fattori perché all’esterno del corpo non hanno la protezione delle altre cellule, degli altri tessuti e fluidi del corpo in cui sono conservati prima dell’eiaculazione. Perciò, non possiamo dedurre da questo studio che perché un uomo usa un pc portatile con wi-fi sulle proprie ginocchia per più di quattro ore allora il suo sperma sarà necessariamente danneggiato e meno fertile”.

Abbiamo bisogno di grandi studi epidemiologici per stabilirlo, e per quel che ne so io non sono ancora stati fatti.” [Una possibile motivazione la si trova qui.]

Dice che gli uomini dovrebbero essere ancora cauti nel tenere in equilibrio sulle cosce un pc portatile per ore e ore.

“Sappiamo da altri studi che la parte inferiore del notebook può diventare incredibilmente calda e un involontario riscaldamento dei testicoli è un fattore di rischio per la scarsa qualità dello sperma. “

“Abbiamo il caso di un uomo che si è bruciato il pene utilizzando un pc portatile appoggiato alle ginocchia per lungo tempo. Pertanto, ci sono molte ragioni per cercare di usare un portatile su un tavolo quando si può, e questo potrebbe di per sé attenuare le eventuali preoccupazioni teoriche sul wi-fi.”

 

 

Altre informazioni scientifiche sul wi-fi si trovano in due articoli precedenti: qui e qui.

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Telefonini e tumori: non c’è smentita

 

 

Il 21 ottobre si è diffusa la notizia della pubblicazione (sulla rivista BMJ) di uno studio danese sul nesso tra alcune forme di tumore e l’uso dei telefonini. Ha fatto molto rumore, dapprima in internet, poi nei telegiornali e infine nei giornali. Qualche titolo a caso dalla rete: “Telefonini assolti per il tumore al cervello (Corriere.it)”, “Il cellulare? Non aumenta rischio di tumore. Così uno studio danese smonta la vecchia teoria (Il Giornale)”, “Il telefonino non causa il tumore al cervello! (Informazione.it)”, “Telefonini, smentito il rischio di tumore (Lettera43)”, “Studio ‘definitivo’: i cellulari non causano tumori (Zeusnews)”.

Da notare i toni sensazionalistici e assertori: assolti, smonta, non causa!, smentito, “definitivo”. (Intellettualmente più raffinato certo chi ha virgolettato la parola definitivo, tenendo conto della fallibilità di ogni tesi scientifica; anche se in questo caso, purtroppo, c’è poco anche di “definitivo”, cioè di probabile; en passant, per quale ragione al posto di «“definitivo” » non si usa la parola «probabile»? Sarebbe come se, per dire «giallino», io dicessi «“giallo”», ma vabbè, lasciamo correre).

Il problema, dicevo tra parentesi, è che la ciccia è poca. Dunque, brevemente la ricerca è stata condotta in questo modo:

Per cominciare, dobbiamo sapere che in Danimarca ciascun cittadino è schedato, per quanto riguarda le cure ricevute dal sistema sanitario. Per cui avendo l’accesso all’archivio statale è possibile sapere quanti e quali cittadini hanno ricevuto delle cure per una determinata patologia.

Esiste poi un altro archivio, che riguarda la telefonia mobile: qui sono stati registrati tutti gli abbonamenti sottoscritti dal 1982 al 1995. I dati riguardanti il periodo successivo non sono disponibili. E neppure figurano le cosiddette “utenze corporate”, intestate cioè non al singolo cittadino ma all’azienda presso cui lavora.

Quindi, a questo punto come hanno operato i ricercatori? Hanno suddiviso i cittadini danesi – circa 5 milioni e mezzo – in due gruppi: quello degli utenti (360mila circa) e quello dei non-utenti (tutti gli altri).

Poi, in tre tranches, hanno verificato la percentuale dei cittadini che si è ammalata di tumore al sistema nervoso, in entrambi i gruppi. Lo hanno fatto nel 1996, nel 2002 e nel 2007. E hanno constatato che la percentuale di malati tra utenti e non-utenti era pressoché la stessa. Quindi hanno concluso più o meno così: tra telefoni cellulari e tumori non c’è nesso causale. Un ragionamento inoppugnabile, nevvero?

Eh no.

Consideriamo la tranche del 1996. Al momento della verifica aveva senso classificare utenti e non utenti, poiché i dati risalivano all’anno passato, il 1995. Aveva senso, comunque relativamente. Gli utenti corporate – cioè quelli che adoperavano per lavoro il telefonino – non erano stati inclusi. Ed è noto a tutti che, agli inizi, quando i telefoni cellulari erano poco diffusi tra la popolazione, molte tra le persone che li utilizzavano lo facevano per motivi di lavoro. Per cui se non includi, per quanto riguarda il periodo 1982-1996, gli utenti corporate, non si può dire proprio che i tuoi risultati siano affidabili. Soprattutto dal momento che non è dato sapere quanti fossero gli utenti corporate. E poi perché queste persone – magari “heavy users”, utilizzatori accaniti per motivi di lavoro – figurano tra i non-utenti. E non finisce qui.

Il guaio più grosso è che i ricercatori non sanno quanto gli utenti hanno usato il loro apparecchio cellulare. Un minuto, dieci minuti, un’ora al giorno? Boh. Figurano tutti come utenti indistintamente. Non è stato possibile suddividere gli utenti per esempio “tra forti utilizzatori” e “utilizzatori occasionali”. Mentre è probabile che, se c’è un nesso tra tumori e uso dei telefonini, i più soggetti siano proprio i “forti utilizzatori”. Questa pecca riguarda tutte le tranches di questa indagine.

Tuttavia nelle altre verifiche (2002 e 2007) ci sono problemi più consistenti. Intanto, come abbiamo detto, gli utenti monitorati sono coloro i quali hanno fatto l’abbonamento entro il 1995. Quindi chi ha comperato un telefonino entro quell’anno, figura come utente, ai fini di questa ricerca. Tutti gli altri, compaiono invece tra i non-utenti. Ma è noto che, a cavallo del millennio, la diffusione di questo strumento è stata capillare. In Danimarca come in Italia, la maggior parte degli utilizzatori di telefonino ne sono entranti in possesso dopo il 1995. Ma, queste persone, che ripeto ad oggi sono la maggioranza, figurano tra i non-utenti. In pratica:

Nella tranche del 2002 i ricercatori hanno rilevato la percentuale di coloro che hanno contratto tumori al sistema nervoso, tra gli utenti, e tra i non utenti; e non hanno notato differenze. Eppure tra i non-utenti già cominciavano a esserci moltissimi utilizzatori (magari “heavy users”, chi lo sa). Nel 2007 addirittura, quando ormai tutti o quasi erano muniti di telefono cellulare, ancora questa ricerca distingueva in utenti e non-utenti, due gruppi che in realtà erano entrambi composti a maggioranza di utilizzatori di telefono cellulare. Insomma due gruppi distinti, che erano di fatto indistinti. Un bel pasticcio.

Ricapitoliamo. Non sappiamo il tempo d’uso di ciascun utente, e non possiamo quindi suddividere il gruppo degli utenti in “forti utilizzatori” e “utilizzatori occasionali”. In questo modo mettiamo nello stesso calderone chi ha usato il proprio cellulare per 1 minuto al mese (sto pensando ai miei nonni in questo momento), e chi per 10 ore al mese. Inoltre non possiamo distinguere (dopo il ’95) gli utilizzatori e i non utilizzatori. E poi, infine, non abbiamo i dati che riguardano le utenze corporate.

A questo aggiungiamo che non sappiamo niente dei bambini e degli adolescenti, per i limiti del suddetto database. E’ possibile che questi ultimi siano i soggetti più vulnerabili. Lo dicono per esempio i pareri scientifici e istituzionali citati in questo articolo.

Insomma, che cosa sappiamo di preciso? Quali sono i risultati “definitivi”, le ragioni per cui i telefoni cellulari sarebbero stati “assolti” (cit. il Corriere.it)?

Bah.

Io ho un sospetto. Temo che per un “giornalista” (metto anch’io le virgolette) abbia ormai senso solo la cronologia delle notizie, è importante cioè che un fatto sia avvenuto prima o dopo di un altro, il resto – tutto quel che riguarda la verità, l’esattezza, la certezza – non conta più niente.

Altrimenti non si spiegherebbe perché una indagine di questo tipo dovrebbe essere “definitiva”, quando arriva a smentire il parere di segno opposto dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, espresso qualche mese fa, che era invece il risultato di una computa di centinaia di ricerche scientifiche, epidemiologiche e sperimentali, non di una ricerca statistica con i limiti della suddetta. Perché questa qui è “definitiva”? Semplice: perché è venuta dopo. (E’ un’ipotesi ovviamente, non posso leggere i pensieri dei “giornalisti”).

 

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Wi-fi e soggetti vulnerabili

 

Riprendiamo il tema dell’articolo Bambini appesi a un filo (che suggerisco di leggere prima). Di nuovo informazioni sui rischi per la salute legati all’uso dei dispositivi di trasmissione wireless.

 

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Bambini appesi a un filo
I rischi del wi-fi nelle scuole e l’elettrosensibilità

 

 


Il 22 aprile 2011 i ministri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta hanno presentato il progetto “Scuole in Wi-fi”. L’obiettivo è di dotare le scuole pubbliche di connessioni a internet senza fili. Negli istituti si dovranno installare dunque antenne wi-fi che copriranno le aree adibite all’insegnamento.

“Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari (ANSA)”, così il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, il 9 maggio scorso. In quella data già ottocento istituti si erano prenotati per avere il “kit”.

Il progetto prevede l’adozione del nuovo strumento didattico da parte di tutte le scuole entro il 2012.


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